giovedì 23 gennaio 2014

Il Nebbiolo e le Alpi: il Carema Doc

Foto Augusto Gentilli




Augusto Gentilli


"L'agro, della superficie di ettari 1.128, produce scarsamente cereali, ma si ha gran compenso nel vino prelibatissimo molto rinomato che, quantunque in poca quantità, dà buon lucro; parte del territorio si trova cosi ben riparato dai venti di tramontana, che possono maturarvi le mandorle." Ecco come Antonino Bertolotti parla del territorio di Carema e del suo vino nella sua opera "Passeggiate nel Canavese" (Volume 5, 1871). È poi da ricordare che, già nel 1836, Rocco Ragazzoni scriveva quanto segue a riguardo dei vini rossi del Canavese e dell'alto Novarese: "I (vini) più pregiati sono quelli di Carema ove il nebbiolo è quasi esclusivo come a Gattinara ..." (Repertorio di Agricoltura e di Scienze Economiche ed Industriali, Tomo III, 1836).
Vorrei, da ultimo, riportare un'altra citazione tratta dall'Almanacco Reale Georgico ossia Almanacco d'Agricoltura del 1833: "... si beve sui tre (anni) quello di Carema, Bolengo e Piverone e si conserva oltre ai venti nel qual caso depone alla pareti del vaso la parte colorante e prende l'aspetto del vino bianco.". Tutto questo spiega come mai il bottigliere del Papa Paolo III Farnese, autore di una guida enologica datata 1539, definiva questo vino "un'ottima e perfetta bevanda da principi e signori".
Chiunque, completamente digiuno di notizie sul grande arcipelago delle denominazioni enoiche d'Italia, penserebbe che le righe precedenti sia riferiscano a un'area vitivinicola importante, una di quelle per le quali i wine lovers di tutto il mondo combatterebbero all'arma bianca pur di accaparrarsi una cassa di un millesimo importante. E invece...? E invece Carema è una Denominazione di Origine Controllata quasi sconosciuta, ingoiata dal marketing e dai brand - sarebbero le leggi di mercato e i marchi, ma in inglese è più...trendy - ridotta a circa 12 ettari vitati e, probabilmente, destinata - nella mente di molti - a scomparire per favorire i soli noti, le denominazioni che tirano e che alzano il P.I.L. (Cetto Laqualunque mi perdoni per l'assonanza...), quelle destinate a rastrellare la totalità dei finanziamenti pubblici per evitare la dispersione delle risorse...(una volta era chiamata concorrenza...).
Carema e il suo territorio
Carema è un piccolo comune di 771 abitanti (dato 31/12/2010) della provincia di Torino, strettamente collegato, per geografia, cultura e storia, alla Valle d'Aosta. Sito sulla sponda sinistra della Dora Baltea, il centro abitato si colloca a circa 350m di quota anche se il suo territorio è occupato da montagne per oltre l'89% della superficie totale; da notare che ben l'81,3% della superficie comunale ha una pendenza superiore al 25%. La zona ammessa alla viticoltura all'interno delle Denominazione di Origine è compresa fra i 300 e i 600m s.l.m. sulle pendici del monte Maletto.
I suoli dell'area su cui insistono i vigneti di Carema sono costituiti da rocce metamorfiche scistose coperte da depositi glaciali di potenza variabile. Le precipitazioni medie annue nella zona di Carema sono mediamente valutabili intorno ai 1200mm complessivi. I vigneti di Carema, interamente coltivati su terrazzamenti sorretti da muretti a secco localmente chiamati topion, sono caratteristici per la presenza dei pilun, pilastri in pietra troncoconici fondamentali anche per la capacità di rilasciare durante la notte il calore accumulato durante il dì. Questi pilastri sorreggono le tradizionali pergole a tralciaie.
Carema e il Nebbiolo
Dove è nato il nebbiolo? Una risposta certa a questa domanda ancora non è ancora stata trovata dai ricercatori. Le recenti analisi genetiche mostrano marcate similitudini fra questo vitigno e un gruppo di varietà diffuse tutt'oggi fra Valtellina e aree prealpine del Piemonte: questo fatto porta a ipotizzare l'origine del nebbiolo proprio in quest'area; non si può peraltro escludere l'ipotesi che, in zone con viticoltura maggiormente specializzata (ad esempio le Langhe), suoi eventuali parenti, pure essendo esistiti nel passato, possano essere scomparsi. È anche da ricordare che la prima citazione documentale del nebbiolo è datata 1266 (non 1268 come generalmente riportato) ed è rappresentata da un documento dell'Archivio di Stato di Torino in cui si riporta che il Conte Umberto de Balma di Rivoli riceve del vino da uve chiamate Nibiol.
Ciò che è certo, in ogni caso, è che il nebbiolo, chiamato picutendro nel patois occitano locale, è presente a Carema ormai da lunghissimo, tempo tanto da aver dato luogo a cloni locali con caratteristiche enologiche ben delineate. Questo picutendro autoctono (CVT 308) è indicato come clone di media vigoria, produttività medio-bassa e di buona qualità (da notare che a Donnas a 3,5km di distanza è noto un clone differente, il CVT 423: quando si parla di parla di biodiversità agricola!!).
Ricerche svolte confrontando il nebbiolo di Carema con le varietà di Langa hanno mostrato che, malgrado la vendemmia sia avvenuta 15 giorni più tardi, l'acidità totale delle uve di Carema è superiore anche in virtù di un'elevata presenza di acido malico. Inoltre, le condizioni climatiche più miti della zona montana tendono a ridurre l'effetto delle elevate temperature che potrebbero inibire la sintesi antocianica; questo aspetto è risultato di particolare importanza nell'ultimo decennio a causa della frequenza con cui si sono presentate estati particolarmente calde.
Il Carema e Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema
La Doc Carema nasce nel lontano 1967; da allora il disciplinare è stato più volte modificato. L'ultima modifica, a cui mi riferirò in queste righe, è quella del 12/7/2013.
Il vino a denominazione di origine controllata "Carema" deve essere ottenuto dalle uve del vitigno Nebbiolo dall'85% al 100%. Il possibile rimanente 15% è, come di norma, riservato ad altre uve a bacca rossa non aromatiche, idonee alla coltivazione nella Regione Piemonte. Generalmente, la Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema aggiunge al nebbiolo una piccola percentuale di Ner d'Ala, localmente chiamato Vernassa o, anche, Neirét dal picul rus. È un vitigno molto vigoroso, che ben si adatta a condizioni colturali meno favorevoli; resiste al vento e ai ritorni di freddo, ma teme un po' la muffa del grappolo. Questa varietà è in grado di apportare profumi interessanti ed una acidità moderata, e, pertanto, ben si adatta al tradizionale taglio con il nebbiolo.
Questo vino è prodotto, da disciplinare, nelle tipologie Carema e Carema riserva. Il Carema è venduto dopo 24 mesi di invecchiamento di cui almeno 12 in botti di rovere (il disciplinare prevede anche il possibile utilizzo del legno di castagno); la Riserva prevede 36 mesi minimo di invecchiamento di cui 12 in legno. Il Carema è un vino di corpo in grado di sopportare un lunghissimo invecchiamento, anche di 15-20 anni. Il colore è rosso rubino tendente al granato, al gusto è morbido ed elegante, con una giusta astringenza. Nel profilo olfattivo, è percepibile la caratteristica nota odorosa floreale di rosa. L'affinamento in legno arricchisce il profilo olfattivo con note odorose di vaniglia, pane e mandorla tostati.
La Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema
La Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema riunisce attualmente 56 soci conferitori dalle cui uve produce circa 40.000 bottiglie all'anno. Questa Società Cooperativa svolge un ruolo imprescindibile nella tutela di questo grande prodotto italiano. Il Carema è infatti un vino a "grande rischio d'estinzione" a causa del continuo abbandono delle viticoltura in zona.
Si tratta di viticoltura veramente eroica, segnata da due gravissimi problemi: l'età media molto avanzata dei soci conferitori, che raramente sono seguiti in questo duro lavoro dalle nuove generazioni, e l'estrema parcellizzazione delle vigne: la dimensione media di una proprietà è, infatti, di soli 1000m2; questo fatto rende praticamente impossibile trasformare questa attività in un lavoro sufficientemente remunerativo.
Inoltre, il lavoro, oltre essere assai faticoso, richiede anche tempi lunghissimi: basti pensare che, durante la vendemmia, l'uva viene selezionata in vigna, separando le porzioni migliori di un singolo grappolo con l'utilizzo di forbici. Inoltre, le vigne, con un'età media di circa 60 anni, stanno soffrendo per ripetuti attacchi di peronospora a causa dell'aumento delle piovosità media che si sta verificando in quest'ultimo periodo. Desidero utilizzare le ultime battute di questo articolo per ringraziare il Sig. Manlio Muggianu, tecnico di cantina della Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema, per il tempo che ci ha dedicato nel corso della nostra vista nonché per la passione e la competenza dimostrate in quell'occasione. Un grazie di cuore.
 
 

 

martedì 21 gennaio 2014

Grappa della Serra alla Liquirizia - Dist. Revel Chion


 
 
 
 
Un prodotto che si presenta innovativo e vincente. Alla vista esprime un colore molto scuro di un bruno forte. Al naso sprigiona un profumo delicatamente deciso ed intenso caratterizzato dalla liquirizia. L'assaggio propone una decisa personalità coinvolgente e seducente, inizialmente morbida e vellutata, giustamente dolce e un poco tannica. Il retroolfatto ci riporta un gusto dolce-amaro sufficentemente piacevole che insiste e persiste. Sul finire rimane un pò troppo amara ma in linea con l'inconfondibile gusto della liquirizia. Un poco scarsa nella sua alcolicità chiusa a 38%. Sicuramente amato e gradito dagli appassionati del genere, ma non solo.


Ernesto Mantegazza

lunedì 13 gennaio 2014

Il profumo della grappa

         
Se è vero che i puri spiriti non hanno corpo, una buona acquavite dà profumi, sensazioni odorose, aromatiche più che sapori o sensazioni tattili. Quando non vi sono difetti evidenti, i profumi prendono il sopravvento e con la loro fragranza, la finezza e l'eleganza delle sensazioni formano un quadro dove lo sfondo ed i primi piani rivelano l'armonia dell'insieme.
I profumi di un'acquavite sono la risultante di fattori naturali, primo fra tutti l'aroma primario o varietale del frutto, poi le condizioni pedoclimatiche in cui è cresciuto e maturato. Concorrono inoltre, in modo determinante gli interventi dell'uomo sull'allevamento del vegetale, sulla fermentazione, sulla distillazione e sull'affinamento dell'acquavite. L'influenza del vegetale sulla personalità del distillato sarà tanto maggiore quanto più semplici sono gli zuccheri da cui è costituito il suo patrimonio di carboidrati e quanto più si utilizzano parti ricche di principi aromatici in grado di trasformarsi nel distillato. In un acino d'uva, ed in particolare nella buccia, sono sintetizzate tutta una serie di sostanze organoletticamente attive.
Infatti, le bucce costituiscono la sede privilegiata dalla vite per accumulare con i terpeni e gli aromi varietali, le sostanze aromatiche. Poi con la fermentazione si aggiungeranno esteri e aldeidi. Così nella vinaccia si concentrano le sostanze odorose che, se pur differenti a seconda del vitigno a bacca neutra, semiaromatica o aromatica, saranno caratterizzanti per l'acquavite che verrà prodotta. Per il Mastro distillatore è questa la materia prima per produrre profumi ed emozioni attraverso gli aromi che contiene. Avremo così sensazioni olfattive e gusto-olfattive fruttate e floreali, sentiremo tra le prime la mela, la pera, la pesca e nel sottobosco la fragola ed il lampone; nella frutta esotica l'ananas, il cocco e la papaya ed infine agrumi come la buccia d'arancia, oppure la mandorla, il moscato ed il miele.
Tra le note floreali più pregiate riconosceremo il garofano, l'iris, il lillà, il mughetto, il giacinto e la rosa. Ancora note aromatiche particolari come la nocciola, la pera cotta, l'erbaceo, la vaniglia ed il selvatico "Foxy" derivante quest'ultimo da ibridi quali il fragolino o l'uva Isabella.
Tutte queste sensazioni ci permettono di entrare in un magico mondo di eccitanti e magnifiche note olfattive che ci conducono al riconoscimento delle varie aree floreali o fruttate, agrumate o balsamiche di toni succosi o asciutti, pungenti o penetranti. Profumi luminosi e caldi con tantissime fragranze naturali. Veri profumi racchiusi in emozioni ed esperienze che si trovano non sole in grappe varietali o di vitigni masti, ma in tutti quei distillati che vengono prodotti con ottima qualità e di grande fattura.

Ernesto Mantegazza

pubblicato su WorldWinePassion

venerdì 10 gennaio 2014

LACRIMA VITIS - Tamborini Carlo eredi - CH -

Volete assaggiare una grappa in Canton Ticino nella vicina Svizzera? Non c'è nessun problema! Nel cantone è uso fare grappa e se ne trova ovunque, quella buona e quella che ma..!! un pò meno. In molti la distillano a grande gradazione e con sistema ancora tradizionali e casalinghi utilizzando con maggior prevalenza uve americane e merlot. I risultati spesso non sono eccellenti e risultano a volte troppo dolci o troppo amare ma quasi sempre piuttosto monocorde nei sapori. Girando per la zona sono andato anche alla ricerca di quelle buone. Vi confesso che molte erano spettacolari. Tra le molte acquistate le ho volute degustare con calma con alcuni amici e ora ve ne propongo una da me recensita e pubblicata su "Ticini Wine":


Semplice bottiglia con semplice etichetta, la grappa si mostra incolore e brillantissima. Al naso i profumi sono inconfondibili e non si negano a farsi notare esaltando la propria origine "americana", freschissimi fiori e frutti maturi si miscelano in una nuance di sensazioni maschili e femminili. Una punta di alcol che però non perde tempo a dissolversi. I sapori sono molto caldi e vellutati e sufficentemente delicati; una preziosa nocciola e tanta frutta matura dove si riscontra una dominanza di fragola. Un punto di fresca salvia esalta una buona franchezza. Il finale esprime degli aromi molto lunghi e persistenti. La gradazione alcolica se pur elevata, 46%, rimane rotonda e non irrita mai il palato. Il giudizio è veramente ottimo, un distillato ben fatto da un distillatore che ha meritato più di un plauso.

giovedì 9 gennaio 2014

Considerazione




Quando si beve bene, ci acquisiamo un'arte definibile un piacere di bello e buon vivere carico di profumi e sensazioni che si completano con la speranza che la felicità possa regnare là dove si trovano anche le buone grappe. Ma ricordiamoci che uva e vinacce non sarebbero sufficenti se mancasse anche tutta l'arte dei nostri mastri distillatori che con la loro bravura tenacia ci trasferiscono anche il ricordo della loro fatica carica di storica sapienza.

mercoledì 8 gennaio 2014

ALCOLOMETRIA PRATICA

MANUALE DI
ALCOLOMETRIA PRATICA
È un volume di tavole di correzione, riduzione, aumento, miscelazione e calcolo, corredate da 18 pagine di testo introduttivo e 12 pagine di esempi pratici di calcoli alcolometrici.
Il libro, curato da Edizioni Panda, ha finalità esclusivamente pratiche: le istruzioni
sull’uso dell’alcolometro per la determinazione della quantità di alcole puro contenuta
in una miscela idroalcolica sono scritte con estrema chiarezza, e la misurazione del grado
alcolico è illustrata in conformità con la normativa dell’Unione Europea recepita dalla legislazione italiana.
In particolare, i dieci esempi pratici di calcoli alcolometrici, a corredo delle 180 pagine
di tabelle, rappresentano le operazioni che più frequentemente si eseguono in sede di
controlli di finanza nei paesi della UE. Le tavole di correzione, riduzione e calcolo, compilate sempre nell’ottica della praticità di consultazione in base all’esperienza vissuta dall’Autore, Nestore Venturini (una vita di lavoro nel commercio alcoliero intra-comunitario) si applicano agli alcoli etilico, metilico, propilico e isopropilico, sulla base dei dati pubblicati dall’Organizzazione Internazionale  di Metrologia Legale.
La vendita del volume è curata da:
GUIDO SCIALPI EDITORE
Via Saronno, 65 – 00188 ROMA
Le ordinazioni si possono inviare via e-mail a:
ufficio@scialpieditore.eu. Il prezzo del volume è 20 euro, più eventuali spese postali.