domenica 28 dicembre 2014

Grappa di Groppello - Az. Agricola Masserino - Puegnago del Garda



Distillata da una vinaccia che il territorio la riconosce come sua, questa grappa versata in un calice pronta ad offrirla,  si riflette in tutta la sua brillantezza. Al naso una pungenza alcolica molto forte ma che lentamente si allontana lasciando il posto a profumi molto delicati di grande conoscenza come il fruttato ed una vellutata spezia, ma con un’intensità troppo debole, dove l’eleganza è raggiunta appena. Il gusto è forse insufficiente nel manifestare la sua armonia di sapidità e di mandorlato. Il retroolfatto lascia una scia di caratteri poco marcati nascondendo la tipicità del vitigno. In contrapposizione il punto di 45% alcolici resiste. Le sensazioni olfattive superano quelle gustative. Nell’insieme è accettabile ma per gusti molto particolari e di scelta locale. La distillazione avviene fuori azienda.

Proferman

sabato 27 dicembre 2014

Grappa di Villanova - Tradizionale - Val di Rose

Duecento ettari sopra un piccolo altipiano chiuso tra le colline del Collio Goriziano, quasi in Slovenia, dove i vitigni della tenuta tradotti in mosto e vinacce ha saputo trasportare nel tempo la tradizione il sapore ed il profumo di questa terra. Questa grappa da noi assaggiata si presenta già da sola. Una limpidezza da invidia ci obbliga a mettere subito il naso consentendoci di recepire l’egregia qualità. Una catena di profumi sottili, disegnano un profilo aromatico d’eccellenza regalato da un’ottima materia prima. Il gusto è caratteristico dei vitigni usati, un dolcissimo erbaceo e miriadi di fiori bianchi che esaltano le papille, negandoci una pungenza di 43%. Una soddisfazione gustativa che ci trascina ad un retroolfatto, facendoci ripassare su un percorso già conosciuto ma che ci ricorda le eccellenti caratteristiche di base. Un’ottima degustazione.
 
Proferman

mercoledì 24 dicembre 2014

Scoperta da un’archeologa italiana a Cipro


 Una Distilleria dell'età del Bronzo

La prova certa che gli antichi praticavano la distillazione è emersa da uno scavo diretto dall’archeologa italiana Maria Rosaria Belgiorno: a Pyrgos, sulla costa meridionale di Cipro, operava nell’età del bronzo una autentica distilleria altamente specializzata, dotata di un grande alambicco con innumerevoli vasi e flaconi per la selezione dei distillati e delle sostanze aromatiche da miscelare (si praticava anche una sorta di “blending”).
Risale a quattro millenni fa, ma per ora non sappiamo con certezza che producesse acquaviti: la materia prima principale erano fiori ed erbe, e ne uscivano in abbondanza soprattutto profumi e farmaci. Forse si distillavano anche vino e vinacce. Del resto, il nome di Cipro è rimasto gloriosamente legato ai profumi nell’arco dei millenni, fino a oggi.
Quella distilleria operò alacremente fino all’anno 1850 a.C., quando crollò per un devastante terremoto. Ma sotto le sue macerie si sono conservati i frammenti dei frantoi, del vasellame contenente ancora tracce degli oli essenziali e degli alambicchi, restituiti tutti dallo scavo diretto dall’archeologa italiana. Una scoperta particolarmente ghiotta, per i lettori di questo Giornale, è la presenza certa, in quella distilleria, di vinacce e vinaccioli.
Ma i prodotti distillati non erano destinati al consumo da bocca, ha ammonito Maria Rosaria Belgiorno nella conferenza di presentazione presentazione del suo libro sullo scavo da lei diretto (“Il profumo di Cipro”, Gangemi Editore, uscito a fine estate): al massimo, l’alcole così distillato poteva servire a esaltare l’effetto farmacologicodi alcuni preparati erboristici, o l’intensità dei profumi estratti dai fiori. Se proprio si dovesse ipotizzare un consumo da bocca, spiega la Belgiorno, dovremmo pensare ad una modalità di uso paragonabile a quella di sostanze stupefacenti, somministrate ritualmente in occasione di cerimonie esoteriche o religiose. Però – sottolinea  l’archeologa – le tracce della presenza di vino, vinacce e vinaccioli ci sono, e concrete, in quella antica distilleria.
Lo scavo cipriota diretto dalla Belgiorno ci ha fruttato la prova più clamorosa della pratica della distillazione praticata in antico nel Mediterraneo orientale. Ma testi letterari e scientifici già abbondavano, e abbiamo anche qualche reperto archeologico che, con un’attenta ricostruzione, rivela la forma di un alambicco (il più antico risale al quarto millennio a.C.).
Era una nozione ampiamente diffusa che erano stati gli Arabi ad insegnarci la distillazione: ci vengono dalla lingua araba parole come alcol, chimica e alchimia, zucchero, alambicco (per quanto, alambicco è parola passata dal greco antico all’arabo: lambix era, in greco, un flacone). In realtà, gli scienziati arabi hanno il merito di avere ripreso, salvato e tramandato fino a noi questa antichis-sima sapienza, che si sarebbe altrimenti perduta dopo il tracollo culturale delle invasioni barbariche e del Medio Evo: agli Arabi, del resto, siamo debitori anche di averci tramandato la dottrina aristotelica, la matematica algebrica, ed altri saperi altrimenti smarriti. Ma il ritrovamento di vinacce e vinaccioli in quella distilleria – abbiamo chiesto in una breve intervista a Maria Rosaria Belgiorno – vuol dire che nell’età del bronzo si distillava vino e si produceva acquavite? “No, questo non possiamo ancora dirlo. Pensiamo piuttosto che il vino e l’olio riscaldati servissero ad estrarre da erbe e fiori le sostanze aromatiche, da passare poi in alambicco per la produzione dei profumi”. Ma vino e vinacce si distillavano o no, in quegli alambicchi di 4000 anni fa? “Questa è un’ipotesi plausibile, ma ancora non ne abbiamo la certezza.
Tuttavia, nella distilleria di Pyrgos una giara di vino era posizionata proprio vicino ai frammenti di due apparecchi distillatori. Attualmente ho in programma un’operazione di archeologia sperimentale, una prova per capire cosa potesse venir fuori da un’ipotetica distillazione del genere”. Proprio con quegli alambicchi? “Ne abbiamo riprodotto alcuni modelli, copiando quelli che abbiamo ricostruito mettendo insieme i frammenti restituiti dal nostro scavo. E funzionano! Hanno distillato per alcune ore.

Ernesto Mantegazza da il "Giornale dei Distillatori" Scialpi Editore

sabato 20 dicembre 2014

Grappa di Mùller Thurgau - Az Agr. Pojer e Sandri


All'analisi visiva del prodotto si è subito attratti da una buonissima brillantezza. Al naso si viene coinvolti da una meravigliosa sensazione di note floreali, una leggerissima salvia, fieno e gelsomino che ci fanno promessa di un'esame gustativo di grande qualità. In bocca si ritrovano esattamente le sensazioni attese, delicate note floreali di un'estrema armonia che donano al distillato qualità di eccellenza. Anche al retroolfatto ci troviamo di fronte ad un ritorno dotato di estremo equilibrio dominato dalle madesime gia riscontrate fragranze. Sicuramente una grappa di qualità che, con i suoi 48%, lascia trasparire un'apprezzata alcolicità con grandi profumi e gran gusto quasi a volerci coinvolgere in un'altro assaggio.
 
Proferman

sabato 13 dicembre 2014

GRAPPA LUGANA INVECCHIATA - Distilleria Peroni.


 Si presenta  una grappa di color giallo ambrato molto brillante. Al naso è intensa, con profumi di vaniglia, cioccolato, caramello, frutta sotto spirito, fine e priva di difetti. In bocca risulta armonica, con retrolfatto fine. Spiccano le caratteristiche del vitigno Gardesano.  Riconfermando i profumi percepiti al naso con una leggera tendenza frutta seca e vaniglia, una percezione di dolce. Si fa riconoscere come una grappa di ottima qualità.  Buona la chiusura con rilascio profumato di miele e liquirizia sostenuta la persistenza. Non disturbano e 42% Vol.

martedì 2 dicembre 2014

Grappa di Barolo - Minervaj




Attratti da una triangolare bottiglia e dai bagliori di dorati e morbidi riflessi, ci cattura la voglia di provare questa grappa che si dichiara elevata in botti di rovere, con una gradazione alcolica di 43%. Il senso olfattivo ci fa riconoscere subito il carattere del nebbiolo che si esprime in modo ampio ed intenso sia nei profumi che nella morbidezza. In bocca una meravigliosa ed imponente armonia di morbidissime sensazioni, un'intensità di gusto dolcissimo e caldo che nasconde quasi totalmente la forza del grado. Un continuo susseguirsi di sapori che giocano nel palato, nascondendosi tra loro e riapparendo sempre sotto nuove vesti. la retropersistenza accompagna per lungo tempo rammentandoci in continuazione tutte le sue ottime qualità. Una grappa veramente buona.

Proferman

Un libro d'autore - Marino Damonti

Non può mancare un buon testo, "Il libro completo della Grappa" di Marino Damonti edito da Istituto Geografico DeAgostini. Marino è un noto e bravo assaggiatore oltre che splendido chef e maitre bresciano (Maitre dell'anno 2007 al Vinitaly di Verona) dove nelle cantine del suo ristorante sono gelosamente conservate oltre 4000 bottiglie di grappe che formano la più grande collezione esistente. Il suo libro ci porta in un viaggio alla conoscenza di un distillato che viene sempre di più amato. Marino ci aiuta a conoscere, degustare ed a valorizzarne l'importanza. Ci parla di storia, di lavoro e lavorazione, di classificazione, la degustazione, le regole legislative e la regionalità della grappa. Marino ci accompagna attraverso le sue 101 grappe alla loro scelta organolettica, ad un commento e ad una valutazione esaminandone tutti i particolari; questo per aiutarci a capire la sensorialità ed orientarci verso una scelta consapevole.