mercoledì 24 dicembre 2014

Scoperta da un’archeologa italiana a Cipro


 Una Distilleria dell'età del Bronzo

La prova certa che gli antichi praticavano la distillazione è emersa da uno scavo diretto dall’archeologa italiana Maria Rosaria Belgiorno: a Pyrgos, sulla costa meridionale di Cipro, operava nell’età del bronzo una autentica distilleria altamente specializzata, dotata di un grande alambicco con innumerevoli vasi e flaconi per la selezione dei distillati e delle sostanze aromatiche da miscelare (si praticava anche una sorta di “blending”).
Risale a quattro millenni fa, ma per ora non sappiamo con certezza che producesse acquaviti: la materia prima principale erano fiori ed erbe, e ne uscivano in abbondanza soprattutto profumi e farmaci. Forse si distillavano anche vino e vinacce. Del resto, il nome di Cipro è rimasto gloriosamente legato ai profumi nell’arco dei millenni, fino a oggi.
Quella distilleria operò alacremente fino all’anno 1850 a.C., quando crollò per un devastante terremoto. Ma sotto le sue macerie si sono conservati i frammenti dei frantoi, del vasellame contenente ancora tracce degli oli essenziali e degli alambicchi, restituiti tutti dallo scavo diretto dall’archeologa italiana. Una scoperta particolarmente ghiotta, per i lettori di questo Giornale, è la presenza certa, in quella distilleria, di vinacce e vinaccioli.
Ma i prodotti distillati non erano destinati al consumo da bocca, ha ammonito Maria Rosaria Belgiorno nella conferenza di presentazione presentazione del suo libro sullo scavo da lei diretto (“Il profumo di Cipro”, Gangemi Editore, uscito a fine estate): al massimo, l’alcole così distillato poteva servire a esaltare l’effetto farmacologicodi alcuni preparati erboristici, o l’intensità dei profumi estratti dai fiori. Se proprio si dovesse ipotizzare un consumo da bocca, spiega la Belgiorno, dovremmo pensare ad una modalità di uso paragonabile a quella di sostanze stupefacenti, somministrate ritualmente in occasione di cerimonie esoteriche o religiose. Però – sottolinea  l’archeologa – le tracce della presenza di vino, vinacce e vinaccioli ci sono, e concrete, in quella antica distilleria.
Lo scavo cipriota diretto dalla Belgiorno ci ha fruttato la prova più clamorosa della pratica della distillazione praticata in antico nel Mediterraneo orientale. Ma testi letterari e scientifici già abbondavano, e abbiamo anche qualche reperto archeologico che, con un’attenta ricostruzione, rivela la forma di un alambicco (il più antico risale al quarto millennio a.C.).
Era una nozione ampiamente diffusa che erano stati gli Arabi ad insegnarci la distillazione: ci vengono dalla lingua araba parole come alcol, chimica e alchimia, zucchero, alambicco (per quanto, alambicco è parola passata dal greco antico all’arabo: lambix era, in greco, un flacone). In realtà, gli scienziati arabi hanno il merito di avere ripreso, salvato e tramandato fino a noi questa antichis-sima sapienza, che si sarebbe altrimenti perduta dopo il tracollo culturale delle invasioni barbariche e del Medio Evo: agli Arabi, del resto, siamo debitori anche di averci tramandato la dottrina aristotelica, la matematica algebrica, ed altri saperi altrimenti smarriti. Ma il ritrovamento di vinacce e vinaccioli in quella distilleria – abbiamo chiesto in una breve intervista a Maria Rosaria Belgiorno – vuol dire che nell’età del bronzo si distillava vino e si produceva acquavite? “No, questo non possiamo ancora dirlo. Pensiamo piuttosto che il vino e l’olio riscaldati servissero ad estrarre da erbe e fiori le sostanze aromatiche, da passare poi in alambicco per la produzione dei profumi”. Ma vino e vinacce si distillavano o no, in quegli alambicchi di 4000 anni fa? “Questa è un’ipotesi plausibile, ma ancora non ne abbiamo la certezza.
Tuttavia, nella distilleria di Pyrgos una giara di vino era posizionata proprio vicino ai frammenti di due apparecchi distillatori. Attualmente ho in programma un’operazione di archeologia sperimentale, una prova per capire cosa potesse venir fuori da un’ipotetica distillazione del genere”. Proprio con quegli alambicchi? “Ne abbiamo riprodotto alcuni modelli, copiando quelli che abbiamo ricostruito mettendo insieme i frammenti restituiti dal nostro scavo. E funzionano! Hanno distillato per alcune ore.

Ernesto Mantegazza da il "Giornale dei Distillatori" Scialpi Editore

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