venerdì 18 dicembre 2015

Caldiff - Distilleria Roner

Un distillato che alla vista si presenta con un colore giallo molto intenso quasi infuocato , limpido e cristallino. Al naso si rivelano prepotentemente in tutta la loro intensità profumi raffinati ed eleganti di mela seguiti dalla vaniglia tabacco e liquirizia, una leggera pungenza alcolica. In bocca si presenta decisamente elegante e di buon carattere, i sapori sono sempre intensi e di ottima qualità; un’ottima mela si integra ad un’equilibrata e morbida vaniglia, fico secco, miele e nocciola che si uniscono ad una sottile nota di legno piacevole e ammorbidito da un buon invecchiamento. Ancora si sente una dolce, ma piacevole, pungenza spiritosa che tende a sparire velocemente. Al retroolfatto la persistenza continua a portare lunghissimi e piacevoli ricordi di una splendida mela, fichi, liquirizia e miele. Un ottimo 43% molto bilanciato per un buon distillato che vuole farsi ancora degustare.

 

 

mercoledì 25 novembre 2015

Storia di un alambicco pubblico.


 
Ormai sono più spesso in Canton Ticino che in Lombardia, non perchè mi allontano dalla mia amata Regione, ma perchè soggiornare in montagna per me è come acquisire nuove vite, nuove conoscenze ma vivere in modi diversi. I miei soliti amici e compagni  di avventurosi  viaggi alpini decisero di portami a far visita ad un grande ristoratore per affrontare un pranzo luculliano, ma prima.......
Qualche mese fa l'amico Sergio Peverelli  responsabile della regia degli alcoli per il Ticino con numerose personalità  e giornalisti cantonali, hanno inaugurato il nuovo alambicco a Bosco Luganese .   Subito gli amici hanno riunito un gruppetto di amanti grappaioli per andare in  visita al nuovo impianto.  Dopo una ovvia richiesta di accoglienza, che non poteva mancare,  siamo stati ricevuti con grande amicizia e cordialità. Ci sono immediatamente dati  ampi ragguagli sulle loro tecniche di distillazione, senza tralasciare una piccola dimostrazione pratica.  E così abbiamo anche avuto la possibilità di apprendere la storia degli alambicchi del villaggio.  Come un poco  ovunque in Ticino, anche a Bosco in passato esistevano diversi alambicchi di vecchia generazione, detti " fuoco diretto" sia pubblici che privati, in qui la distillazione avveniva in due fasi. Nella prima si distillavano le vinacce e da queste usciva la cosiddetta  "Flemma" nella seconda si distillava la flemma da cui si distillava la vera grappa, dopo aver eliminato la testa. Per ottenere una buona grappa nella seconda fase si usava della legna (noce o frassino) che non facesse fiamma ma che mantenesse sempre una bella brace. In questo modo la grappa scendeva in  modo lento e regolare.  Con il passare degli anni questi alambicchi vennero saldati con il piombo e messi fuori uso dalla Regia degli alcoli uno dopo l'altro. L'unico a sopravvivere fu l'alambicco " Pianca " che continuo l'attività fino al giorno in cui un gruppo di appassionati fondò  il consorzio  (1982). Con un prestito del Cantone di 10.000 Franchi (investimento agricolo senza interessi) rimborsabile in 10 anni venne acquistato un alambicco di nuova generazione (bagno maria)  e con deflemmatore così che la distillazione avvenisse in una sola fase. Sono passati più di 30 anni e anche questo alambicco ha fatto il suo tempo. Il comitato ha inoltrato quindi richiesta al comune di Bioggio (con il quale nel frattempo Bosco è stato aggregato) di finanziare l'acquisto di un nuovo alambicco di ultima generazione di 150 litri con riscaldamento a legna per un costo totale di 30.000 Franchi. Credito deliberato nel novembre 2013; parte di esso è stato assunto dal comune (25.000 franchi) e parte dal consorzio (5.000 franchi)   restituibili in 10 rate annuali.  Quanto abbiamo imparato!  Aver visto questo alambicco funzionare ed assaggiare il prodotto ci ha lasciati gonfi di sincera ammirazione.

Bravi ragazzi, mi avete portato in un pasto dove la storia cammina sempre verso nuovi orizzonti. Complimenti anche al Comitato che ha messo in azione questo splendido "piccolo" alambicco.

La Storia continua, ma ora andiamo al "Crotto",  ottimi piatti, ottimi vini e ottima grappa appena fatta.

venerdì 13 novembre 2015

Grappa Edelvernatsch - Distilleria Walcher -





La vista riconosce una diamantina lucentezza a rammentarsi di un affinamento fatto in botti di acciaio. I profumi che si presentano al naso sono delicati e bene espressi, gradevolmente fruttati con note di lamponi e banane, eterei, con una sufficiente eleganza e discreta intensità. Al palato il sapore è pieno ma al tempo stesso fresco, vivace, pulito; una sensazione piacevolissima di aggressività su un vellutato fondo amarognolo con punti di pera e nocciola e un dolcissimo miele. La complessità dei sapori ci ricorda di una vinaccia soffice e ricca di mosto di Schiava. Una punta di alcol trasporta un calore forte ma sostanzialmente equilibrato. La lunga persistenza retroolfattiva emerge con una finezza sempre elegante, ancora forte ma riconoscente per i suoi 50%.


mercoledì 21 ottobre 2015

"Tuttogrado" Campione di Barile.

                                                                   Distilleria Sibona


Sono i riflessi dorati che brillano nel colore ambrato che ci aprono la strada, mostrandoci appieno nell'invecchiamento in botti di rovere austriaco e successivamente in limousin seguiti da una complessa sensazione di profumi che s'intrinsecano tra la forte suggestione del rovere e le caratteristiche primarie delle vinacce che si fanno riconoscere come di nebbiolo da Barolo. Al gusto si rivela ancora nella sua complessità una grappa che evolve ossigenandosi svelando delle avvolgenti sensazioni di liquirizia, frutta secca che si mescola con un'ardita nota floreale. Armonica e vellutata in una nota gentile. Una riavvolgente persistenza che ci trascina a degustarla con grande meditazione. La gradazione alcolica di 57.5% non disturba l'ottimo insieme.

lunedì 24 agosto 2015

Un risottino con il mio Bettelmatt.


 
Ho tritato finemente la cipolla e messa a rosolare in una casseruola con il burro d'alpe;  appena preso colore ho aggiunto il riso e ho lasciato tostare;  ho bagnato con il vino e ad evaporazione terminata ho continuato la cottura con il brodo ed aggiustato di sale.  Al momento giusto ho aggiunto il formaggio, amalgamando molto bene fino a scioglimento. Spolverato in fine con un pugnettino  di Bettelmatt  grattugiato  e ho servito caldissimo. Un piatto di grande sapore ed impatto.

Gli ingredienti per 4 persone:

400 grammi di riso, 250 grammi di Bettelmatt, 70 grammi di burro, 2 bicchieri di vino (ho usato un nebbiolo giovane), brodo di carne, una cipolla , sale e pepe.

sabato 1 agosto 2015

Eric Bordelet - Il genio del Sidro

 
Tra tutti i  frutti del mondo, solo l'uva gode di ampio rispetto nella sua versione fermentata. I Berry Wine e simili sono in gran parte (e meritatamente ) confinati sui banchi dei mercatini dei coltivatori diretti e raramente dimostrano raffinatezza e complessità; un vino di fragole, più o meno, ha il sapore delle fragole, mentre in un vino fatto con l'uva il sapore non rimanda direttamente a quello del frutto di origine. 
Se c'è un frutto che si avvicina alla capacità dell'uva di dare un prodotto fermentato degno di intenditori, è la mela (e il suo parente stretto, la pera ) - nella loro forma fermentata , sidro .
Ci soffermiamo brevemente su questa affermazione? I miei colleghi Americani forse si staranno domandando che cosa centri la fermentazione. Per molti di noi, il sidro non è una bevanda alcolica, piuttosto indica un succo di mela fresco, non filtrato che ci ricorda l'infanzia: da bambini la visita al mulino del sidro significava una passeggiata nel bosco per godersi l'aria autunnale frizzante ed il vivace fogliame, seguiti da fresco, o eventualmente caldo , sidro ma decisamente non fermentato , accompagnato da ciambelle fatte con il sidro stesso (a piacere accompagnate con cannella).
Si dovrebbe specificare “hard cider” per la versione alcolica e  un paio di decadi fa anche questa espressione avrebbe richiesto spiegazioni.
I lettori britannici, dall'altro lato, sono già a conoscenza delle caratteristiche del sidro alcolico ma meno consapevoli dei meriti della bevanda. La Gran Bretagna è stata per molto tempo il maggior consumatore di sidro al mondo anche se era conosciuto principalmente come comune bevanda da pub, dolce, alcolica e spesso associata ad un consumo eccessivo.
In entrambi i Paesi, la concezione del sidro sta cambiando e se frequentate la Normandia e la Bretagna sarete già a conoscenza delle potenzialità del prodotto. In queste zone il sidro gode di una forte identità storica e territoriale, ma i prodotti non venivano esportati altrove. La Normandia e la Bretagna sono ricoperte di piante da frutto ma non una mela viene utilizzata per la tarte tatin. Molte delle mele sarebbero sgradevoli da mangiare, sia crude che cotte, le mele sono destinate al sidro o, distillate, al  Calvados. 
I locali tradizionalmente consideravano quest'ultimo come un conto in banca, loro ne bevevano in quantità ma poteva essere tranquillamente invecchiato in botti di legno e venduto a seconda della necessità, un liquido che creava liquidità.
Il sidro era il “vino” quotidiano per le regioni considerate troppo fredde e umide per la vite. Nella gastronomia francese il sidro accompagnava le crepes o anche tartine salate.
Il tradizionale albero di mele Normanno è alto, sprovvisto di rami fino ad una altezza di 1,80m (haute-tige), questo per permettere alle mucche normanne di pascolare sotto di essi. Questi frutteti sono piuttosto estesi, con 70/180 piante per ettaro.
Il frutteto monocoltura è di più recente concezione e meno diffuso. In questi casi gli alberi sono allevati più bassi e producono più velocemente mele adatte all'uso; un albero “haute-tige” potrebbe non produrre frutti idonei fino al settimo anno, mentre un albero “basse-tige” inizia ad essere produttivo già dal terzo anno.
I meli possono vivere e fruttificare per decenni, molto più a lungo della vite, hanno una vita media di 100 anni e a volte arrivano a 200 o 300 anni, continuando a produrre mele.
 
Vin de pays de pomme
In Francia i produttori di sidro più all'avanguardia sono stati prestati dal settore enologico.
Guillaume Drouin ha studiato enologia prima di prendere le redini dell'azienda di famiglia, la Calvados Christian Drouin. “Il livello di tecnica non era così evoluto”, dice Drouin, ma anche senza tecnica i produttori locali sapevano che  cosa fare . Drouin afferma che i suoi sforzi per reinventare la ruota non l'hanno portato molto lontano e, al contrario, gli studi enologici l'hanno aiutato a mettere a fuoco le cose e ad affrontare qualche problema tecnico senza cambiare le regole di base della produzione. Il controllo della temperatura durante la fermentazione, ad esempio, era un aspetto in cui sapeva di poter fare la differenza.
Un altro produttore ispirato dal vino è Eric Bordelet. Bordelet lavorava come sommelier a L'Arpège, il ristorante stella Mchelin di Parigi. Come molti sommelier desiderava produrre il proprio vino.
Il suo amico Didier Dagueneau, invece, lo riportò al suo patrimonio normanno. I genitori di Bordelet avevano comprato nel 1963 una fattoria nella parte più meridionale della regione, con frutteti di mele e pere. La fattoria risaliva al 1922. Così nel 1992 Bordelet ha imbottigliato il suo primo sidro; le 200 bottiglie di quell'anno sono diventate 95.000 e attualmente aspira ad arrivare ad una produzione tra le 120.000 e le 140.000 bottiglie annue. Dagueneau è stato consulente e ha collaborato al progetto fino alla sua scomparsa nel 2008.
Bordelet è uno dei pochi ad investire sul sidro anziché sul calvados in Normandia. Un altro recente adepto del sidro è Cyril Zang, il quale ha iniziato nel 2003 ma solo nel 2010 si è dedicato a tempo pieno alla produzione di sidro.
Quando ho visitato Bordelet mi ha entusiasticamente fatto assaggiare il sidro di un “vicino”: Andreas Schneider, che sta riprendendo la tradizione degli Apfelwein nei dintorni di Francoforte, e della svizzera Cidrerie de Vulcain, che lavora con mele, pere, e mele cotogne.
Né Bordelet né Zangs producono e imbottigliano il loro sidro sotto la AOP (Appelation d'Origine Protegée); solo un piccolo numero di sidrerie utilizzano l'AOP, dato che molti posseggono frutteti al di fuori delle zone classificate AOP della Normandia e della Bretagna. Il sidro ha due AOP in Francia, che sono state create nel 1996: Cornouaille, nella parte sud della penisola Bretone, e Pays d'Auge, nel cuore della Normadia, all'incirca sovrapposta all'omonima AOP del Calvados. I frutteti di Zang si trovano all'interno di quest'ultima; quelli di Bordolet all'esterno, quasi equidistanti tra le due AOP. 
Infine il sidro di pere è una Domfront Perry AOP.
La “Interprofession des Appellations Cidricoles” (IDAC) sovrintende e promuove le tre denominazioni; leggendo le note di degustazione di un sidro di Cornouaille si potrebbe avere la sensazione di leggere le note di un vino , ad esempio di uno Champagne crémant (se il termine fosse ancora consentito) o di un Franciacorta Satén, dato che questi sidri sono prodotti con il metodo ancestrale, raggiungendo due o tre bar di pressione dopo l'ultima fermentazione: “Alla vista, ha un aspetto limpido, un colore arancio dorato, una generosa spuma nel bicchiere con bollicine sottili e persistenti.
All'olfatto scopre una complessità aromatica fatta di fiori, frutta ed aromi leggermente speziati. In bocca , dolce all'inizio, esplode con un corpo pieno ed ampio, diventando morbido in bocca, con una nota agrodolce dominante. Il finale al gusto è fruttato e leggermente astringente.”
 
La tradizione del sidro
La Francia non è l'unico Paese dove il sidro assume così tanto le caratteristiche di un vino, ma non è così comune.
La Spagna è l'unico altro Paese dove questa caratteristica viene ricercata, come parte inaspettata dell'identità di un sidro.
Nelle Asturie e nei Paesi Baschi il sidro è una bevanda popolare, con frutteti piantati non lontano dalle vigne di Txakolina. L'esportazione è un fenomeno relativamente recente e le denominazioni di origine sono più recenti di quelle francesi., solo da una dozzina di anni nelle Asturie, dove avviene l'80% della produzione spagnola.
Il consumo avviene principalmente nelle Case del Sidro, invece che nei pub, “cidreria” oppure “sagardotegi” nei Paesi Baschi. Qui il menu tradizionale per una cena a base di sidro prevede baccalà, formaggio e una costata di bue o di manzo.
I sidri spagnoli sono fermi e quando vengono serviti, vanno versati dall'alto, tenendo la bottiglia il più in alto possibile con la mano, il bicchiere va tenuto molto in basso e pregate di avere una buona mira, questo serve per carbonare il sidro facendolo cadere nel bicchiere.
I sidri baschi e asturiani sono normalmente rustici, con aromi non sempre puliti. Anche in alcuni sidri francesi ritroviamo queste caratteristiche ma nelle versioni spagnole questi aspetti sono predominanti, con anche note di Brettanomiceti e acidità volatile. Come per il vino spagnolo, nelle sue interpretazioni pìù moderne, comunque, esistono nuovi stili di sidro pensate per il mercato estero, filtrati, più puliti e più freschi. Se esiste uno stile internazionale, questi sidri rientrano in questa tipologia, insieme a molti sidri artigianali prodotti negli Stati Uniti ed altrove nel mondo.
Un tempo, gli Stati Uniti avevano una propria tradizione di sidro, che addirittura precede la fondazione del Paese. Il sidro era così popolare che i coloni iniziarono a normare la produzione già nel 1660.
I coloni possono aver avuto problemi nell'allevamento della Vite Europea ma non hanno mai incontrato difficoltà con la pianta di mele. 
All'inizio del 19esimo secolo il sidro era la bevanda fermentata maggiormente consumata nei nascenti Stati Uniti, sostituito poi gradualmente dalla birra.
Oggi, i politici americani optano per la birra quando vogliono dimostrare la loro vicinanza alla classe operaia; durante le elezioni presidenziali del 1840 il sidro era la bevanda dei lavoratori. In un attacco al candidato del Whig Party, il piuttosto anziano eroe di guerra William Henry Harrison, un giornale politicamente schierato suggerì che sarebbe stato meglio mandarlo in pensione con un po' di soldi, una capanna di tronchi ed un barile di sidro.
I Whigs girarono l'attacco a loro favore chiamando Harrison “the log-cabin and hardcider candidate”, per far sapere agli elettori che lui era “del popolo” (a dispetto delle origini facoltose). Harrison vinse. Anche se i Democratici, sbagliarono circa il sidro, avevano ragione sulla sua età….morì un mese dopo la nomina.
A cavallo del 20esimo secolo la predominanza del sidro iniziava a vacillare. Il consumo di sidro era maggiormente radicato nelle zone rurali mentre la birra era la bevanda delle città in via di sviluppo, spesso abitate da immigrati di quei Paese Europei dove il sidro era poco conosciuto. Il malto per la birra inoltre era più facilmente reperibile di quanto non lo fosse un secolo prima, e mentre le mele sono più facili da trasportare rispetto l'uva, l'orzo si trasporta ancora più facilmente; il sidro restò confinato nelle fattorie.
Alcuni commentatori esaltarono il sidro, insieme al vino, come una bevanda più salutare rispetto ai distillati, in un periodo storico in cui tutte le forme di bevande alcoliche erano demonizzate dal Termperance Movement (movimento civile che si batteva contro il consumo di bevande alcoliche).
Questi fan del vino e del sidro puntavano a demonizzare i superalcolici nella speranza che ciò soddisfacesse gli avvocati del Temperance Movement.
Malgrado un mercato in declino, che stava rapidamente invecchiando, il Dipartimento dell'Agricoltura Americano vide abbastanza potenzialità del sidro da inviare Mr. William B Alwood in Europa per studiare la produzione di sidro in Francia, Inghilterra e Germania con la speranza di incrementare e commercializzare la produzione americana.
Il sidro infatti andava meglio in Europa. Con la produzione del vino in calo per via della fillossera, le mele stavano colmando il vuoto. Dopo alcuni anni di ricerche, Alwood presentò il suo rapporto nel 1902. “ La produzione di sidro è un'importante sostegno all'allevamento di frutta negli Stati Uniti” scrive HW Wiley, capo dell'ufficio del Dipartimento, nella prefazione.
“ Un buon sidro piace a tutti ed è questo lo scopo di tutti i produttori. Il sidro è una bevanda che può essere prodotta senza la supervisione del funzionario delle imposte. Questa è perciò un'industria con potenziale di crescita, il cui sviluppo renderà la coltivazione di frutta più redditizia.” Dalla sua prefazione, è chiaro che Wiley consideri il sidro un modo per trarre profitto dalla frutta di seconda scelta o danneggiata. Il rapporto di Alwoods, dall'altro lato, respinge questa concezione, sottolineando la necessità di utilizzare frutta di qualità, di porre attenzione alla varietà di mele, dell'importanza dell'igiene in fase di fermentazione ed infine di una corretta gestione dei lieviti. Lui chiaramente considera il sidro Europeo migliore rispetto alla contemporanea produzione americana, soprattutto sotto questi quattro aspetti.
Il rapporto di Alwood, se ebbe un impatto sull'industria americana del sidro, risultò essere stato l'ultimo tentativo. In meno di due decenni il Proibizionismo tracciò una linea di separazione tra le mele e l'alcool che sarebbe durato per gran parte del secolo. Prima il sidro poteva essere alcolico o analcolico, dopo di allora non più.
 
 
Rinascita dell'artigianalità
Che il sidro negli USA abbia goduto di una rinascita al fianco della birra artigianale è in qualche modo connesso con le origini di quest'ultima.
I primi micro birrifici artigianali americani furano ispirati dalle birre inglesi, non a caso Jack McAuliffe, considerato il primo micro birrificio americano, chiamò il suo progetto New Albion Brewing, ed i locali che servivano queste birre spesso riproponevano lo stile classico dei pub inglesi.
Il sidro ha trovato il suo posto di fianco alle American Porter ed alle IPA (due stili di birra).
Woodchuck Cider uno dei primi grandi marchi americani, fu creato nel 1991; nel 2007 divenne la prima sidreria d'America con una produzione di un milione di casse.
Quale che sia la qualità della gamma Woodchuck – o Crispin's, o per dirla tutta, di qualunque marchio della Bulmers come Magners, Woddpecker o Scrumpy Jack – sarebbe corretto dire che sono meno “artigianali” delle birre con cui dividono lo scaffale.
Ad esempio, l'aggiunta di particolari ingredienti nelle birre artigianali è consentita per scopi creativi non per fini economici, di risparmio, né per prolungarne la durata.
Secondo la legge britannica, il sidro deve avere appena il 35% di succo di mela o di pera per potersi chiamare “sidro”.
Anche la chaptalization può diventare dilagante, ed è consentito l'uso di alcuni coloranti e dolcificanti (ad esempio l'aspartame).
Aromatizzazioni tipo miele e spezie sono consentite anche se con una etichettatura ed una classificazione leggermente differenti.
Lavorare con il concentrato di mela è la norma, a questo livello di produzione, un'idea inconcepibile nel mondo del vino. La normativa USA è altrettanto permissiva, troppo.
In termini di volumi e marketing, il motore dietro al sidro è l'industria birraia. Nel 2011, la Boston Beer Co. lanciò il marchio Angry Orchard Cider, che esplose da 40.000 casse ai 2,2 milioni di casse l'anno successivo. Data la connessione tra il settore della birra artigianale e quello del sidro, non sorprende che la creatività dell'uno sia fluita nell'altro.
La gamma della Angry Orchard include una versione speziata (Apple Ginger); un sidro luppolato (Hop'n Mad Apple, fatto con luppolo del tipo Galaxy e Strisselspalt); una linea premium chiamata Cider House Collection, imbottigliata nelle Champagnotte, ed infine produzioni stagionali – tutte tecniche di marketing che i bevitori di birre artigianali troveranno certamente familiari. La Woodchuck offre versioni aromatizzate alla zucca, allo zenzero ed invecchiate in legno.
Il sidro normalmente ha una gradazione alcolica compresa tra i 4 e gli 8 gradi volume, simile alla birra. Seguendo un'altra tendenza del mondo delle birre artigianali, due etichette della linea Cider House Collection della Angry Orchard raggiungono i 10 gradi alcolici.
Date tutte queste similitudini, il marketing del sidro si basa su una grande differenza tra le due bevande: il Sidro, diversamente dalla birra, è senza glutine.
I ricercatori sono concordi sul fatto che non ci siano benefici nell'escludere il glutine dall'alimentazione per coloro che non sono celiaci o che non soffrono di problemi legati all'intolleranza al glutine, ma i regimi alimentari gluten-free sono oggi molto diffusi. Questo è un enorme dilemma per la birra ( anche se le birre gluten-free si stanno diffondendo e stanno crescendo in qualità). Per i proprietari di pub il sidro offre un'ottima alternativa per chi ha problemi con il glutine.
 
Il boom del sidro
La vendita del sidro negli USA è cresciuta del 400% dal 2008 al 2013 e gli esperti si aspettano una crescita del 43% nel 2014. I dati per l'anno in corso non sono disponibili. Non solo marche tradizionali, un gran numero di piccole sidrerie stanno nascendo in USA ed in altri Paesi anglofoni. In Gran Bretagna,l'Associazione Nazionale dei Produttori di Sidro attribuisce  l'impennata di crescita dal 2003 al 2009 , all'aumento di qualità del sidro ed all'aumento di concorrenza. Un vero esercito negli stati Uniti. Nel Michigan, la JK Scrumpy nacque immediatamente dopo il cambio di secolo, quando i proprietari della Almar Orchand si sitrovarono esclusi dal mercato dei succhi di mela, schiacciati dall'importazione cinese.
La produzione del sidro, prima del Proibizionismo, era tipica delle aziende agricole; tornare a produrre sidro significava uscire dal mercato delle materie prime ma vendere un prodotto lavorato, con un valore maggiore e quindi con maggiori margini di guadagno.
Elisabeth Ryan alla Hudson Valley Farmhouse Cider produsse il suo primo barile nel 1980, dopo aver studiato la produzione del sidro in Hereford e nel Somerset, i suoi frutteti producono più di mille varietà di mele e recentemente hanno piantato un frutteto unicamente per le varietà da sidro come le Dabinett, Chisel Jersey, Ashmeads kernel…..
Questo perché non tutte le mele sono idonee per la produzione di sidro. Qualcuno potrebbe dire che le mele da tavola e da pasticceria sono troppo dolci e povere di tannini per il sidro; inoltre limitano le scelte stilistiche. Wandering Aengus nell'Oregon iniziò il suo brand nel 2000 ma assunse il suo attuale nome e stile solo nel 2005, quando iniziarono a lavorare specificatamente con mele da sidro. James Kohn, il responsabile della produzione alla Wandering Aengus, sostiene che fare sidro con mele da pasticceria sarebbe come produrre vino da vitigni ibridi. Per l'esattezza lo paragona al lavorare con il niagara piuttosto che con il pinot nero.
Kohn ha dato la caccia ai frutteti che ancora producono mele da sidro, ma la Wandering A. possiede un secondo marchio , Anthem, dove ancora lavorano con le mele da dessert.
Dato che molti meleti da sidro furono abbandonati od innestati con mele da dessert prima, durante o dopo il Proibizionismo, non ci sono abbastanza mele da sidro, e la crescente domanda ha fatto si che il prezzo di questa materia prima salisse fino a dieci volte il prezzo delle mele da tavola.
Angry Orchard acquista le mele nel Nordovest Pacifico ma anche in Francia ed in Italia, in Francia per il tannino ed in Italia per l'acidità. 
L'ampia gamma di varietà di mele è un tema che si è appena iniziato ad esplorare. Eric Bordolet alleva circa 40 varietà di mela e lo stesso numero di varietà di pere. Normalmente, 20 delle prime e 15 delle seconde finiscono nel suo sidro. In un frutteto possono essere piantate quattro o cinque varietà diverse senza alcun ordine, sparpagliati tra i filari. Infatti diverse varietà possono essere innestate su un singolo portainnesto, così che addirittura diverse varietà crescono su diversi rami dello stesso albero. Nei Pays d'Auge, l'Appellation autorizza solo 50 varietà di mela delle 750 che qui sono coltivate per la produzione di sidro – un fattore questo che spiega il gran numero di sidri non-AOP che vengono in Normadia. Le Asturie autorizzano solo 22 specie tra le 250 presenti.
Questa moltitudine di cultivar possono essere suddivise in quattro macrotipologie: sweet, bittersweet, bitter-sharp e sharp.
Bordelet le divide in tre; lui descrive il tipico mix per il suo sidro come 40% bitter, 40% sweet e 20% di mele acide.
Sul suo sito web, Virginia's Foggy Ridge specifica le varietà di mele utilizzate in ogni tipologia del loro sidro. “Il sidro importante mischia cultivar di mele da sidro della tradizione anglosassone, come la Tramlett's Bitter e la Dabinett con mele acide americane come la Ashmead's Kernel e la Roxbury Russet. Il nostro Sweet Stayman Cider unisce l'originale mela Stayman con altre cultivar nobili come la Grimes Golden e la Cox's Orange Pippin per creare un sidro abboccato.”
I blends sono la norma nel mondo dei sidri dato che poche varietà sono in grado di creare da sole un sidro ben bilanciato. Pochi produttori si sono lanciati nella produzioni di mono-cultivar ispirati più dal mercato delle birre artigianali che da quello del vino. La New Hampshire's Farnum Hill produce il Kingston Black Reserve dalla stessa varietà di mele, uno dei pochi sidro mono-cultivar, con uno stile secco e acido. 
Sembra comunque che non ci sia molto interesse nel mondo del sidro ad incentivare questo tipo di produzioni, più che altro perché nessuno possiede una quantità tale di un'unica varietà di mele per produrne sidro in scala globale, commerciabile. Inoltre in linea di massima i blend danno risultati migliori. 
 
Sidro: più simile al vino o alla birra?
La connessione tra sidro e birra è a volte incomprensibile, soprattutto se si considera quante analogie esistano tra la produzione di sidro e vino. Un frutto viene raccolto e fermentato, non è necessario alcun processo di maltazione  né altri step intermedi per convertire gli amidi in zucchero fermentabile.
Ciò nonostante, il sidro non è mai stata una bevanda di prestigio, non è stata diffusa da un impero di grandi Italiani (gli Antichi Romani) tra le popolazioni barbare, non è mai stato conservato, collezionato né venduto all'asta. Anche in luoghi come la Normandia dove esiste una lunga tradizione, è considerata una semplice bevanda da bere fresca e giovane: l'invecchiamento, potrebbero argomentare i Normanni, è per il Calvados. L'associazione del sidro con la birra nei paesi Anglosassoni sembra particolarmente collegato alla fascia di prezzo, al livello di alcol (il vino si attesta sui 13%, la birra ed il sidro tra i 4 / 8 %) e al luogo di consumo, i pub.
Non starò ad argomentare che questa sia una sorta di ingiustizia. Ma d'altro canto, grazie ad alcuni produttori ed importatori all'avanguardia, la gamma qualitativa e stilistica del sidro sta velocemente aumentando ed i consumatori curiosi lo sanno bene. Anche i Sommelier stanno riconsiderando questa bevanda, l'ampia selezioni di sidri in alcuni locali di New York come Granercy Cellars o Terroir Wine Bars stanno rinnovando l'immagine di questo prodotto.
Le diverse categorie di sidro si differenziano molto in base al gusto, il pubblico di massa cerca prodotti che abbiano gusti semplici, che sappiano più o meno di mela, del frutto e del succo. Questi sono i sapori che conoscono e che associano al sidro. E' ironico pensare che i sidri che ricercano appositamente questo gusto primario di mela siano i più lavorati, nel tentativo di riprodurre un gusto che il consumatore si aspetta, che trova più familiare. Si tratta di prodotti pastorizzati, fatti da concentrati o comunque manipolati in modo da trasformare una produzione agricola artigiana in una industrializzata. Il loro gusto ci ricorda i sapori dell'infanzia, dolci e morbidi. Ci sono numerosi vini che sono pensati per accontentare lo stesso tipo di gusto in tutto il mondo, anche se le normative per la produzione vinicola sono più restrittive.
Molti di questi sidri dividono gli scaffali con le bottiglie di birra artigianale ma non dovrebbero. Questo spazio dovrebbe essere occupato da sidri artigianali, alcuni marchi sono apparsi negli ultimi dodici anni. Nello stile c'è un punto in cui i concentrati di mela e le mele da pasticceria spariscono e le varietà da sidro iniziano ad esprimere i propri aromi. Questi tipi di sidro sanno sempre di mela ma non quel gusto facile e dolce. Appaiono aromi più duri, tannici, secchi ed astringenti. Questi sidri possono essere secchi o dolci (riferito al residuo zuccherino). 
Al top di questa piramide qualitativa ci sono i cidermakers che ritengono,, come gli enologi, che dove il sapore di mela si collega con gli aromi dati dalla fermentazione, anche il terroir riesce ad esprimersi. Questi sono sidri per cui è possibile utilizzare il vocabolario del vino: acidità, zucchero, tannini. Come per l'IDAC “Il sidro Pays d'Auge ha una schiuma fine e persistente, un colore intenso e brillante che varia da un giallo arancio fino al colore ambra. I suoi profumi sono ampi e complessi. Un sidro giovane presenta aromi fruttati ( mele e agrumi), floreale (tiglio e anice), dolce (miele e caramello) o aromi di latte, caseari. In un sidro più maturo gli aromi saranno più verdi, con sottofondo di note di legno e spezie”.
Questo stile non si trova solo in Francia. Anche la Spagna oggi propone sidri che si stanno allontanando dal semplice aroma di mela, fin troppo per la maggior parte dei palati.
L'Aspall Cyder, nel Suffolk in Inghilterra, propone uno stile che i produttori al di là della Manica riconoscerebbero, anche se un po' più leggero nel corpo e più elegante nei profumi. La Cidrerie de Vulcain, Schneider, e la Weidmann & Groh stanno esplorando questo stile in tutto il Continente, così come molte sidrerie negli USA. 
Il termine che si stà affermando per indicare questo stile complesso, terroso, spesso tannico è “farmhouse”, anche se è una definizione generica ed il vocabolo non è ancora protetto. 
Nel mercato c'è posto per ognuno di questi sidri, industriali, artigianali e agricoli (farmhouse). Ma se vi piace il sidro come vi piace il vino, probabilmente sarebbe meglio chiedere un sidro che non sappia di “succo di mela”.
 

mercoledì 24 giugno 2015

Ben Ryé - Donnafugata


Una nuova grappa di Donnafugata! ci ha fatto prendere la mano e..  ma non solo, la voglia di provarla.
Sicuramente l'immagine si propone vincente, colorazione dorata che sprigiona riflessi lucenti. Al naso i profumi sono importanti, spiccano note di albicocca ed uva passa, ma un labirinto di altre sensazioni odorose fa correre velocemente alla ricerca di individuare una quantità di fantastiche eccitazioni. I fichi secchi ed il miele ci ricorda quella terra calda e ventosa dove solo lì si riscontrano aromatiche bontà. portarla alla bocca e perdersi in sapori poderosi e complessi, il palato vuole riconoscere quanto unito dal blend e scegliere tra il dolce ed il sapido. Tutto quanto il vitigno, con il suo bagaglio di aromaticità, vuole esprimere. Solo un tocco di legno svela il leggero passaggio nel rovere, il tono alcolico di 42° non assegna nessun fastidio. Il finale è sufficentemente apprezzabile e consegna un ritorno di profumi e sapori che anche se già provati assumono un'armonia suadente conservando un'avvolgente morbidezza.

lunedì 22 giugno 2015

Grappa di Donna Fugata - Tosolini


Alla vista un'eccellente luce cristallina ci invita ad un gradevole assaggio. Il naso si lascia beare da sensazioni di importanti prati fioriti con freschi sentori di erbe appena falciate, lievi sentori di fiori di lauro. Alla bocca ci appare morbida ma con una personalità leggermente aggressiva ma non alcolica anche se di discreto grado. Il sapore ci promette di una dolcissima bacca, matura, calda e piena di sole. Buona la persistenza che nel retrolfatto si fa riproporre con morbida riconoscenza di sambuco e di forte liquirizia. 40% in un distillato dove uno storico distillatore ha voluto lasciare una firma su una vinaccia meravigliosa di un altrettanto tenuta.

martedì 9 giugno 2015

Grappa di Recioto di Soave - Distilleria Pietro Maschio


 
Una grappa giovane e limpida dai profumi intensi e complessi che si esaltano con grande impeto. Al primo assaggio è notevole l’impatto gustativo per la sua pulizia e persistenza si sente la nota alcolica che infonde calore al palato, i sentori sono di bacca bianca passita e fermentata con un leggerissimo tocco di vanigliato, una piacevole nota dolce di sambuco maturo che si accompagna ai ricordi del vitigno d’origine. Ci si perde con un retrolfatto di buona persistenza con piacevoli note che si accompagnano a molteplici ricordi delle precedenti ed iniziali sensazioni. Gli aromi ed i sapori si fondono ancora molto bene a coprire un’alcolicità calda di 45%. Corrisponde ad una tipicità ricercata ed è una buona grappa.

mercoledì 3 giugno 2015

USA: manca legno da botti di bourbon.


Mentre in Italia si va riaccendendo il dibattito sul ruolo del legno nell'affinamento delleacquaviti (acquavite invecchiata in legno, e/o truciolato di legno nell'acquavite?), ci sono altrove distillatori che soffrono per la scarsa disponibilità di legno da quercia per la fabbricazione di botti: sono i produttori americani di bourbon, che necessitano di...botti di rovere nuove (e non riutilizzabili), dove tenere il distillato per un invecchiamento obbligatorio di almeno due anni. Costoro sono alle prese con una forte contrazione della capacità produttiva degli industriali che lavorano il legname (pare che si tratti di una delle conseguenze dell'onda lunga della crisi edilizia), tanto che adesso si verifica un fortissimo rincaro delle botti da bourbon, che taluni distillatori sono arrivati a pagare fino a 250 dollari l'una, contro i 150 dollari del prezzo normale. Ma se il legname di quercia non tornerà disponibile, la carenza di botti potrebbe provocare una contrazione della produzione di bourbon, a meno di non modificare la normativa USA sull'invecchiamento obbligatorio di questa acquavite.

Dal "Giornale dei distillatori"

martedì 19 maggio 2015

Ardita - Mazzetti d'Altavilla





Il distillato, ottenuto dal mosto d'uva malvasia in fermentazione controllata, appena versato nei calici si manifesta con una brillantissima e trasparente luce. Nel naso un'intensità di profumi, che si sviluppano nella loro pienezza solo dopo qualche minuto di ossigenazione, di frutta matura che ricordano il vitigno di origine, nell'insieme risultano generosamente delicati da rendere il distillato morbido ed elegante. All'assaggio si presenta leggermente pungente e sviluppa un buon calore con emanazione di aromi fragranti e molto fini. Molto interessante e non invadente la sensazione retroolfattiva di sottile melassa. Il percorso armonico è buono, non si denotano spigolosità evidenti. la persistenza del gusto e dei suoi spiritosi 40% non si fanno dimenticare.

martedì 21 aprile 2015

Grappa di Moscato - distilleria Montanaro

Già alla vista si è attratti da un meraviglioso paglierino intenso con un luminoso raggio dorato e subito al naso un deciso profumo d'aromaticissimo moscato con una finezza d'aromi che coinvolgono sensazioni che ci fanno sognare. Ma, in bocca.... Ecco che si viene assaliti da un'armonia di sapori dove la salvia, la rosa, la vaniglia e le spezie la fanno da padroni, ma non ci lasciano il tempo di dimenticare anche la finezza della liquirizia, la banana e gli aromi fruttati. Con estrema gentile morbidezza il retroolfatto ci dona a lungo estasianti sensazioni che ci obbligano quasi a ripetere l'assaggio. Veramente un'ottima grappa che con i suoi 40% ed il buon affinamento ci convince veramente molto.

sabato 28 marzo 2015

Un gusto particolare

Considerando che mi avete richiesto la ricetta della mia ultima cenetta, ve la giro di tutto cuore con buon assaggio.

700 gr. di filetto di maiale, 2 mele bianche, 1 cucchiaio di mele di montagna, 1 cucchiaio di senape forte, 70 gr. di burro, 3 scalogni, 2 bicchieri abbondanti di grappa (che sia buona mi raccomando) olio evo sale e pepe.

Mescoliamo bene il miele e la senape e successivamente spalmare il filetto e disporlo in una pirofila, unire l'olio con metà burro e gli scalogni sbucciati ed affettati molto finemente, un poco di sale e pepe. Mettere tutto in forno a 200 °C per circa 20 minuti. A metà cottura girare la carne e bagnarla con metà grappa. Nel frattempo sbuccire le mele e privarle del torsolo e affettarle. In una padella sciogliere il resto del burro e rosolare le mele per qualche minuto (5)  bagnarle con la grappa rimasta. Continuiamo ancora per qualche minuto (per gestire la cottura a proprio piacere)  con fuoco molto vivace. Servire il filetto a fettine coperto dal proprio "sugo" ed a lato appoggiarvi le mele.
A me sono piaciute tantissimo! Fatemi sapere il vostro parere.  Opss dimenticavo, il vino: quello che gradite maggiormente ma attenzione alla qualità.

domenica 22 marzo 2015

Acqua di Giori - distilleria Giori Gilsa

Nell'osservare una bottiglia che si presenta vestita di un colore argenteo, suggerendoci come deve farsi conoscere un prodotto millesimato, si resta favorevolmente colpiti. Nel calice la limpidezza mette in evidenza l'argentina luce. All'olfatto i suoi profumi emergono tra fiori bianchi, banana e pera, in un ampia intensità eccessivamente pungente, ma franca. Si propone con discreta eleganza, accompagnata da percezioni di noci e albicocche. Si chiama "acqua", ma al gusto si è assaliti da una pungenza alcolica un poco accentuata e una leggera sensazione amarognola, nell'insieme però abbastanza fine. Nel retroolfatto torna il ricordo di mandorla abbinata a sensazioni floreali e fruttate, caratteristiche dei vitigni di marzemino e teroldego. La persistenza è veramente ottima, con una punta alcolica per i sui 40%.

mercoledì 18 marzo 2015

Dalla vigna alla grappa, organizzazione della cantina in montagna.


 

Nell'organizzazione dello spazio nelle case contadine è pensata e realizzata per la conservazione di alcuni importanti alimenti. E' un locale seminterrato  con i soffitti a volta e poco luminoso, ideale per garantire il giusto grado di umidità e temperatura. Solitamente venivano conservati in quanti ambienti i formaggi i salumi  ma soprattutto le botti per il vino. La coltivazione  della vite e la relativa produzione del vino ha occupato un ruolo di fondamentale importanza nelle economie montane. I metodi di coltura della vite sono andati trasformandosi negli anni.  In Ossola, il tradizionale impianto era quello definito a "topia". I terrazzamenti  meglio esposti al sole venivano destinati  a vigneti;  su di essi erano posizionate le strutture di sostegno (in pietra)  per il pergolato, solitamente con pali di castagno. La topia, recentemente sostituita dai filari, aveva il grande vantaggio di permettere l'utilizzo del terreno sottostante che veniva impiegato per la coltivazione  della segale o per la produzione di foraggio. Le cure per il ciclo annuale  della produzione della vite iniziavano generalmente a marzo con la potatura delle piante  e proseguivano durante la primavera e l'estate  con periodici  trattamenti antiparassitari, resi necessari  a seguito della diffusione della peronospora.  A completa maturazione  dei grappoli d'uva, nei mesi di settembre ottobre, si procedeva con la vendemmia. Effettuato il raccolto, l'uva dapprima  veniva pigiata a piedi nudi in grandi tini di legno per la fermentazione. In seguito il vino era estratto attraverso una spina posizionata sul fondo del tino per essere poi conservato nelle botti di legno e da li direttamente spinato per il consumo quotidiano.  Le vinacce rimanenti,  invece , venivano dapprima portate nei torchi quasi sempre comuni per estrarre gli ultimi succhi  ed infine ancora utilizzate e sfruttate negli alambicchi per ottenere quel meraviglioso prodotto che è la grappa.

lunedì 9 marzo 2015

Alla ricerca del bere bene.


Attraversare il confine svizzero mi viene sempre facile, sopratutto per andare alla ricerca di qualche Merlot particolarmente curato e di splendida fattura. Questa volta però ho "sbattuto" in rosso direi quasi geniale.
"Estro",  un vino scovato da Gialdi vini a Mendrisio (Ch),  un nome che incuriosisce e che mi induce ad assaggiare la sua poi certa bontà.  Quattro uve vinificate separatamente Syrah (34%); Petit Verdot (31%); Merlot (24%); Cabernet Franc (11%), ed  assemblate poco prima dell'imbottigliamento.  Vinificazione  bordolese e poi lasciato maturare in barriques francesi  per circa 18 mesi .  Alla mescita si presenta con un colore rosso bordeaux carico, profumi intensi ed armoniosi, sentori di frutta a bacca nera come la mora, il mirtillo e il ribes nero accompagnati da note floreali come la viola, e sfumature di liquirizia, cioccolato nero e chiodi di garofano. Al palato è molto fresco e fruttato,  ben strutturato. i tannini sono dolci e ben maturi, un ottimo insieme di magiche sensazioni,  il finale si presenta molto elegante  lungo e persistente. Penso che sia da conservare per parecchio tempo visto le sue capacità, ma purtroppo non ne ho più.  Tornerò felicemento in Svizzera. Non solo per una passeggiata.

Grappa di Cartizze - Dist. De Negri F. & C.


 

Alla vista si presenta cristallina e brillante con un tenue riflesso paglierino. Al naso si offrono delle fragranze fini ed eleganti con un corredo aromatico floreale che lo rende uno tra i vitigni più importanti del Veneto. Note leggere di rossa ciliegia e profumi di finocchietto selvatico. Al gusto una piacevole morbidezza calda, vellutata e rotonda con un leggero tocco di cacao. Il suo passaggio in botte di ciliegio per l'affinamento, gli conferisce una particolare amabilità. Buona e curata la distillazione che ne esalta la qualità. Il suo 42% forse sparisce troppo presto, ma regala un grande bouquet di profumi.

 

lunedì 23 febbraio 2015

Grappa di Dolcetto di Ovada - Distilleria Gualco



Nel calice si presenta come una grappa giovane di colore bianco, limpido e trasparente. La ricchezza di aromi e profumi si riconoscono ampi, franchi e di ottima finezza dove dominano i sentori di frutti rossi di sottobosco. Una leggera pungenza lascia una debole traccia. Il palato riconosce il sapore pieno, caldo e secco di un vitigno inconfondibile e unico dove rimane sempre in piena sintonia con le proprie caratteristiche. Contemporaneamente il sapore è armonioso e carezzevole staccando nettamente delle note di liquirizia. Sul finale la lunga persistenza soddisfa l'assaggio e rende piacevole un ritorno di assaggio per apprezzare ulteriormente le caratteristiche di questo distillato di 42% che si fa apprezzare per il carattere.

lunedì 9 febbraio 2015

La Bisbetica -Casa Piave-

Agli occhi, una limpida trasparenza dove immersi scintillano  riflessi solari luminosi e caldi. Appena “stappata” sviluppa una profumatissima aura Al nasi  si viene avvolti da una magia di profumi che ci portano a sensazioni di frutta matura, a colorazioni rosse, al sottobosco che si cela tra leggeri e morbidi fiori. In bocca si sviluppano sapori che ricordano l’antico vitigno di Raboso, la prugna prepotente e matura, la marasca, la noce e il gelso tendono a fondersi tra di loro con una graziosa e nobile morbidezza. Al finale si propone in modo inusuale, un ritorno asciutto, dove la vaniglia e la frutta rossa non si lasciano scordare. Una persistente che propone ricordi meditativi lasciando affascinati i sensi. Una grappa veramente buona dove l’alcolicità, 42% forse un poco pungente, si dissolve però velocemente e non crea nessun fastidio alla bocca. Risultato eccellente per un invecchiamento in barrique, già bagnata dal Raboso, Una grappa non indifferente e sicuramente gradita dagli amatori della tipologia.

venerdì 6 febbraio 2015

Grappa Sangue di Giuda - Rossi d'Angera


Una grappa giovane che si presenta con un colore limpido trasparente e cristallino. Al naso è intensa sicuramente con una finezza elevata. Un corollario di profumi invadono il naso, la frutta secca si fa prepotentemente largo con la noce, la nocciola la mandorla quasi a voler nascondere ampi profumi di sottobosco con una leggera con tornatura di erbaceo, sentori di frutta a polpa rossa, una punta di banana acerba. In bocca propone un gusto quasi eccezionale per le caratteristiche, molto complessa ma rotonda senza pungenze e spigolature. Al retroolfatto, subito una percezione simile al naso, leggera sensazione di amaro quasi prevedibile sui punti di frutta secca con l’aggiunta di lampone e amarena. Una persistente e continua salivazione in una bocca che resta pulita e asciutta. Il tono alcolico di 45% è piacevolmente forte.

venerdì 30 gennaio 2015

Koralis - Distilleria G. Bertagnolli


 

Una grappa dal colore giallo ambrato che le conferisce una spiccata brillantezza cristallina. L'olfatto ne percepisce immediatamente l'intensità d'aromi puliti, gradevoli e raffinati, miscelati a profumi fruttati alla vaniglia, prugna secca, liquirizia, nocciola, lampone e banana matura con una pungenza alcolica appena percettibile. La sensazione gustativa è decisa, elegante con una rotondità intensa e piacevole che conduce ad in'equilibrata dolcezza. La leggera punta alcolica non aggredisce e si dissolve rapidamente con il suo 42% alcolico. L'intensità e la persistenza ci rimangono nel retroolfatto con un piacevole ricordo delle note di liquirizia, vaniglia e prugna. Lasciato invecchiare con cura in barriques francesi si propone come un ottimo e piacevolissimo prodotto.

lunedì 19 gennaio 2015

Notte di Capodanno


Caro Amico ti scrivo… canta Antonello Venditti…
e io ti scrivo Cara Amica e Caro Amico in queste ore che precedono l'arrivo dell’Anno Nuovo, dove tanti ti hanno già augurato tante cose belle: buona fortuna, salute, amore, serenità, prosperità, felicità, successo, pace, e quant’altro… E io cosa posso augurarti? Cosa posso aggiungere?
 Direi forse tante piccole cose, azioni, che ti fan sentire bene nella vita quotidiana, come un bel sorriso, un bacio, un affettuosa pacca sulla spalla, una chiamata, una risata, una mail, un sms, un biglietto, parole affettuose e parole d'incoraggiamento che servono per cavalcare questa grande avventura che è la vita! Quindi, non ho nulla di meglio che augurarti una meravigliosa vita quotidiana piena di queste minuscole cose che ti fan sentire in vita. Cara Amica, Caro Amico,  ti avvolgo nel mio enorme abbraccio pieno di calore, affetto e ottimismo che ti accompagnino in questa notte di capodanno e oltre…per 365 giorni!!! Ti auguro di cuore un fantastico, strepitoso, eccezionale, spettacolare 2015 con ottimi cin cin.

martedì 13 gennaio 2015

GRAPPA DI RUCHE' - riserva 2001 - Antica distilleria di Altavilla -



 
 Certo che mi ero veramente dimenticato di questa bottiglia nascosta in fondo ad un armadio. Ho pensato carino e gentile invitare alcuni amici e assaggiare questo prodotto per dare la nostra opinione su questo "vecchio" distillato. Una grappa che ci ha sorpreso in tutto e per tutto. La sua veste è semplicemente riconducibile ad antiche tradizioni sull'utilizzo del vetro. Il suo colore è meravigliosamente ambrato con sfumature di luce scintillante. Quello che però ci stimola alla sua degustazione sono quei meravigliosi profumi che sprigiona. Leggera è la sensazione di pungenza alcolica che reputo quasi insignificante sebbene la sua promessa di aver quarantacinque gradi. Sensazioni fini e delicate coprono una gamma di profumi che ci lasciano incantati e che ci elaborano immagini ed emozioni e che ci rimandano a riconoscere un sentore di rosa che ci evoca passione e spiritualità. Così intriganti che ci obbligano a sorseggiare subito questa grappa. Anche qui si esprime in modo molto fine, bisogna lasciarci trasportare dai molteplici sapori che questo distillato porta con sé. I trascorsi nel legno, che si è onorato dell'invecchiamento, ci lasciano una calda sensazione di vaniglia, qualche punta speziata e un sottilissimo sentore di tabacco, dolce, caldo e che si fa ricordare piacevolmente con persistenza nel finale. Sicuramente una splendida bottiglia che non ci permette di parlare troppo di lei, ma di farsi ascoltare dolcemente nel calice e assaporarla nel migliore dei modi. Questo è quanto consiglio per questa grappa che, mi ha e ci ha soddisfatto veramente molto.

mercoledì 7 gennaio 2015

Grappa di Amarone - Distilleria Schiavo

 


 


Elegante bottiglia che nasconde una grappa che si presenta brillante e perfettamente trasparente. Già al naso si riscontra una notevole complessità. A livello olfattivo non appare molto marcata al primo impatto, ma si apre immediatamente con delle note calde e appassite di prugna, more e viole. Al gusto si riconoscono delle piacevolezze gustative che ci portano immediatamente a riconoscere gusti di noce e liquirizia, caratteristiche note speziate che ci lasciano la bocca armonicamente austera di passito gusto.La forza alcolica di 40% non si fa riconoscere e si dissolve forse troppo velocemente. Il finale è sufficentemente intenso con buona persistenza, lascia anche un buon dolce ricordo di prugna e liquirizia.
 

sabato 3 gennaio 2015

SOLERA GRAPPA - Distilleria Segnana


Alla vista si presenta trasparente con elegante colore giallo ambra carico e brillante. Al naso rivela buona personalità con aroma netto ed intenso di legno ma raffinato,profumi persistenti ed eleganti di fico e prugna secchi, vaniglia, , mela, pera, nocciola, tabacco, caramello, miele e liquirizia. Al gusto ha buona corrispondenza con il naso, sapori vellutati ma corposi e garbatamente alcolici. Intensa e continua, equilibrata, rotonda. Il finale è intenso e persistente con lieve accenno di dolcezza e ricordi di liquirizia, vaniglia, prugna secca, miele e lieve legno ben tostato. Molto ben fatta. Questa grappa matura in botte con il metodo Solera attraverso un matrimonio di vari legni. Presenta un’alcolicità di 42% ottima da degustare in abbinamento a sigari e cioccolato che conferiscono ulteriore armonia.